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Nuovo incontro con Carmelo al parco

Vivevo da sola: avevo un lavoro ottimale, che mi permetteva di godermi tutti gli sfizi di cui avevo bisogno, e nello stesso tempo non mi mancava nulla. Gestivo autonomamente le mie giornate, soprattutto quelle libere, visto che non essendo fidanzata né sposata, non dovevo dar conto a nessuno dei miei impegni improvvisi: l’assoluta libertà era ciò che avevo sempre desiderato, ed in quel pomeriggio, mentre tornavo dalla mia corsetta settimanale al parco, pensavo a quante persone in realtà desiderano questa libertà senza mai riuscire ad ottenerla.

Mentre pensavo a queste cose, mi sentii chiamare. Era Carmelo, un ex collega del precedente lavoro che svolgevo presso una società di elettronica come consulente: i saluti di rito non mancarono, così come non mancarono gli abbracci ed i baci, visto che con Carmelo avevamo a lungo intrattenuto una relazione extralavorativa. Parlammo del più e del meno e in quel momento la passione riaffiorava come un vero e proprio fulmine a ciel sereno: sentivo dentro di me la voglia di riprovare quelle sensazioni di pienezza nell’essere posseduta da quello stallone, che se sul lavoro dimostrava scarsa volontà, a letto dava il meglio di sé.

In poco tempo ci ritrovammo nella sua camera da letto: la sua casa non era molto distante dal parco, e con la scusa di un caffè per ricordare i vecchi bei tempi, io e Carmelo ci ritrovammo già uno accanto all’altro, sdraiati sul suo letto ad una piazza e mezza che ci costringeva a rimanere incollati. Ma ovviamente, era proprio quello che desideravamo: Carmelo mi prese la mano, se la portò sul membro già eretto, ed iniziò ad usare la mia mano per masturbarsi, come se io non sapessi come farlo, come se di fronte a sé avesse una persona totalmente ignorante in materia. Era il nostro gioco da sempre, e lui, come sempre, avrebbe fiottato la prima dose di sperma in quel modo, preparandosi poi a penetrarmi da dietro.

Lo feci venire, garantendogli almeno l’inizio di quel gioco. Poi, decisi che le cose sarebbero cambiate e che il gioco lo avrei gestito io: così, mi posizionai con le cosce aperte e gli chiesi di leccarmi la passera: inizialmente Carmelo fu spiazzato, ma subito decise di accontentarmi. Con capacità e dovizia leccò prima di tutto gli umori che erano colati dalla mia vagina mentre lo masturbavo, e con un dito titillava il mio clitoride, per poi entrare dentro di me con la lingua.
Nel frattempo, io muovevo il bacino su e giù per aiutarlo a prendere tutti i miei liquidi, ed ansimavo: quando ero pronta per venire, gli sollevai le spalle, lo invitai a mettersi su di me e mi feci infilare il suo palo dritto ed ormai di nuovo eretto, pronto per darmi il massimo del piacere.
Carmelo spingeva ed andava su e giù, prima con dolcezza, poi con sempre maggiore voglia e velocità, fino a spingere dentro di me, raggiungendo con il suo glande scoperto il collo dell’utero. Sentii la pressione del suo seme contro di me, e percependo i suoi orgasmi venni anche io, ansimando e gemendo come le prime volte.

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